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Pavia a misura di bicicletta
bambine in bicicletta

Le bambine che non incontro mai

Abito da un paio d’anni al secondo piano di una palazzina, in un condominio con una decina di appartamenti; tre piani, giardino recintato intorno, sottoterra box e cantine (con spazio condominiale per le bici, olè). In un paio d’anni ho incrociato più o meno tutti, per le scale, fuori dal cancello, in cantina o sul pianerottolo: le sorelle centenarie della porta accanto, il dottore del piano terra, indefiniti studenti dell’appartamento al piano di sopra, la badante moldava che tira su un divano con un braccio, il nonnetto che mi sta simpatico, e via dicendo. Li ho incrociati tutti, chi più, chi meno (incrociati, perchè la parola “conoscere” tra vicini di casa non è molto di moda a queste latitudini); incrociati tutti tranne le due bambine del piano di sopra.
Esistono, ne sono certo, perchè da giù sento ogni litigata che fanno tra loro, ogni rimbalzo della loro pallozza, sento anche quando in casa loro finisce la carta igienica e serve qualcuno che di corsa la porti in bagno; la mia vita casalinga è scandita da sonori “maaaaaaaa-mma”. D’estate, poi, quando sono in cucina è come se mi trovassi proprio in casa loro (i balconi delle cucine si trovano sistemati fra tre muri, che formano una sorta di canale acustico che amplifica ogni suono). Per questo blog, le due bambine si chiamano Francesca e Simona; la mamma, isterica, urla i loro nomi ogni tre minuti, perchè non fanno i compiti, perchè lasciano i giochi in giro, perchè son bambine. La più grande, Francesca, ha una decina d’anni; la seconda, Simona, che stando a quel che sento è la più vivace, ne ha un paio di meno. Esistono, ne sono certo.
Eppure, fatico a dirlo, non le ho mai viste. Non le ho mai viste per le scale, mai in ascensore, mai davanti ai citofoni o davanti alle cassette della posta, mai in giardino a giocare; nemmeno vedo le loro biciclette giù in cantina, nel locale comune. Mai mi è successo di incrociarle dalla panettiera, dal fruttivendolo o in qualche angolo della via. Mai.
Bambine invisibili? No, bambine accompagnate. Quando vanno a scuola le bambine escono di casa, prendono l’ascensore, vanno in box e salgono in macchina. Al ritorno, arrivano al box, salgono in ascensore, entrano in casa. Se al posto di “scuola” sostituite qualsiasi altro luogo in cui si possa svolgere una parte della vita di un bambino (oratorio, parco, piscina, bla bla bla), lo schema non cambia. In qualunque posto vadano, sono sempre accompagnate, sono sempre trasportate. Eppure la scuola elementare pù vicina si trova a 500 metri e ci si arriva senza mai scendere dal marciapiede per attraversare; stessa cosa per il parco e per la chiesa; eppure sotto casa c’è un giardino recintato, dove si potrebbe giocare tranquillamente.
Capisco bene perchè, arrivate a casa, si scatenano correndo da una parte all’altra; Francesca e Simona non camminano, non vanno in bicicletta; vengono trasportate, prelevate da A per giungere a B. Vanno a scuola, in piscina, a musica, vanno in ogni posto in cui possono andare i bambini; vanno, ma in questo verbo non c’è nulla di attivo. Un gigantesco SUV le accoglie e le protegge sempre, scaldandole d’inverno e rinfrescandole d’estate, facendo ascoltar loro musica e permettendo loro di battere qualche record al videogioco tascabile che papà ha appena comprato perchè quello di prima è diventato troppo vecchio.
Ok, forse mi sto lasciando “trasportare”.
Comunque, meglio lasciarsi trasportare dalla Fantasia piuttosto che da un SUV.

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3 commenti

  1. nadia

    Ho una bimba di 3 anni, gioca al parco, va in bicicletta, sta dai nonni.. ma anche lei è sempre accompagnata.. sarà per quello che si sente in giro, ma è vero.. oggi come oggi non riesco a permettere a mia figlia quello che facevo io e la verità è che anche i nonni non se la sentono perchè si rendono conto che i tempi sono cambiati e c’è molta meno sicurezza oggi o forse c’era piu’ incoscienza 30-40 anni fa..

    • amedeo

      A 3 anni può anche essere comprensibile che una bambina venga accompagnata. A otto/dieci anni, lo è un po’ meno, soprattutto se per ogni spostamento si usa l’auto.

  2. una mamma

    che bell’articolo, tristemente vero

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