#salvaiciclisti pavia

Pavia a misura di bicicletta

Dalle parti del PalaRavizza

Su consiglio dell’amico Maurizio, l’altro giorno ci siamo fatti un giretto dalle parti del PalaRavizza, il palazzetto dello sport di Via Treves. Questa è la foto-storia del nostro giro.

pavia via treves
Abbiamo iniziato il nostro giro dalla rotatoria in cui Via Treves incrocia Via Marchesi; ci siamo mossi verso Via Vigentina su un marciapiede. Qui non c’è l’ombra di percorsi ciclabili.

pavia via treves
Costeggiando il PalaRavizza, muovendoci sempre in direzione di Via Vigentina, troviamo una banchina molto ampia a lato della carreggiata; anche qui non c’è ombra di percorsi pedonali o ciclabili ben segnalati.

pavia, via treves
Arrivati quasi in prossimità della curva, all’incrocio con Via Ortaglia Ospedale, inizia un percorso ciclopedonale, segnalato da un cartello verticale, da una striscia gialla e dal simbolo di una bicicletta disegnati per terra. Tecnicamente parlando si tratta di un “percorso promiscuo pedonale e ciclabile”, la cui realizzazione è regolamentata dal DM 30 novembre 1999 n.557 che, in proposito, così recita (Capo I, Articolo 4, Punti 5 e 6):

“I percorsi promiscui pedonali e ciclabili, identificabili con la figura II 92/b del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, sono realizzati, di norma, all’interno di parchi o di zone a traffico prevalentemente pedonale, nel caso in cui l’ampiezza della carreggiata o la ridotta entità del traffico ciclistico non richiedano la realizzazione di specifiche piste ciclabili. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili possono essere altresì realizzati, previa apposizione della suddetta segnaletica, su parti della strada esterne alla carreggiata, rialzate o altrimenti delimitate e protette, usualmente destinate ai pedoni, qualora le stesse parti della strada non abbiano dimensioni sufficienti per la realizzazione di una pista ciclabile e di un contiguo percorso pedonale e gli stessi percorsi si rendano necessari per dare continuità alla rete di itinerari ciclabili programmati. In tali casi, si ritiene opportuno che la parte della strada che si intende utilizzare quale percorso promiscuo pedonale e ciclabile abbia:
a) larghezza adeguatamente incrementata rispetto ai minimi fissati per le piste ciclabili all’articolo 7;
b) traffico pedonale ridotto ed assenza di attività attrattrici di traffico pedonale quali itinerari commerciali, insediamenti ad alta densità abitativa, ecc.”

I percorsi ciclabili su carreggiata stradale, in promiscuo con i veicoli a motore, rappresentano la tipologia di itinerari a maggiore rischio per l’utenza ciclistica e pertanto gli stessi sono ammessi per dare continuità alla rete di itinerari prevista dal piano della rete ciclabile, nelle situazioni in cui non sia possibile, per motivazioni economiche o di insufficienza degli spazi stradali, realizzare piste ciclabili. Per i suddetti percorsi è necessario intervenire con idonei provvedimenti (interventi sulla sede stradale, attraversamenti pedonali rialzati, istituzione delle isole ambientali previste dalle direttive ministeriali 24 giugno 1995, rallentatori di velocità – in particolare del tipo ad effetto ottico e con esclusione dei dossi – ecc.) che comunque puntino alla riduzione dell’elemento di maggiore pericolosità rappresentato dal differenziale di velocità tra le due componenti di traffico, costituite dai velocipedi e dai veicoli a motore.”

Questi percorsi ciclopedonali (di cui tanto si abusa a Pavia per accumulare metri di ciclabili) devono essere realizzati in situazioni ben specifiche e con ben specifici scopi. Non abbiamo ancora messo piede nel percorso ciclopedonale e già abbiamo il mal di pancia…

1) Siamo all’interno di un parco o in una zona a traffico prevalentemente pedonale? No, ci troviamo su un’arteria di collegamento importante.
2) L’ampiezza della carreggiata impedisce la realizzazione di specifiche piste ciclabili? No, la sede stradale è ampia.
3) Il traffico ciclistico è ridotto? No, trattandosi di una strada di collegamento.
4) I percorsi ciclabili su carreggiata stradale, in promiscuo con i veicoli a motore, rappresentano la tipologia di itinerari a maggiore rischio per l’utenza ciclistica; qualcuno ci ha pensato prima di realizzare questo percorso ciclabile tenendo conto delle caratteristiche di Via Treves? No.

via treves pavia

via treves pavia

Dopo pochi metri, all’incrocio con Via Ortaglia Ospedale, si manifesta in modo evidente la pericolosità di questo percorso ciclopedonale: la linea gialla sparisce, la pavimentazione non è colorata, non ci sono elementi separatori di alcun tipo, non ci sono segnali che indichino all’automobilista di prestare maggiore attenzione in curva. Immaginate questa fotografia scattata in autunno alle sei di sera… Quello che succede nella maggior parte dei casi è che l’automobilista che si trova in Via Treves, direzione Via Vigentina, svolti a destra in Via Ortaglia Ospedale “tagliando” la curva, col rischio di falciare pedoni e ciclisti.
Curiosità pavesi: non è previsto che il percorso ciclabile prosegua diritto in Via Treves, portando verso il Parco della Vernavola o verso il centro della città.

via orteglia ospedale pavia

Il percorso ciclopedonale prosegue così in Via Ortaglia Ospedale, con quel brecciolino che tanto amiamo.

ciclabile pavia

pavia ciclabile

ciclabile pavia

Ad un certo punto, Via Ortaglia Ospedale si dirama: dal rettilineo principale parte un percorso laterale sulla destra. Una banale intersezione ha fatto tirar fuori dal cassetto il solito campionario di illogicità e confusione, utile a creare pericoli. Questa è la situazione per chi viene da Via Treves e va in direzione del Centro Commerciale:

  1. alla diramazione il percorso ciclopedonale si interrompe (il cartello esiste, è quello piegato da qualcuno che non lo ha visto e ci è andato a sbattere), c’è un attraversamento ciclabile (!), dopo l’incrocio parte una pista ciclabile in sede propria; la presenza dell’attraversamento non è messa in evidenza da pavimentazione colorata, da segnaletica verticale per gli automobilisti, da altri elementi visivi;
  2. al termine del percorso ciclopedonale, il pedone sembra essere obbligato ad andare a destra (subito dopo la curva inizia un percorso pedonale su banchina a lato della carreggiata); infatti non può proseguire diritto (l’attraversamento è ciclabile e poi inizia un percorso riservato ai ciclisti) e non può spostarsi sul marciapiede di sinistra (manca l’attraversamento pedonale).

Risultato? Chi è in bicicletta usa l’attraversamento ciclabile nella speranza che le auto si accorgano della sua esistenza (immaginate sempre la situazione al mattino o nel pomeriggio di un giorno di novembre…). Chi è a piedi e vuole andar dritto usa l’attraversamento ciclabile (se il pedone viene investito qui prende una multa come il ciclista in sella che viene investito sulle strisce solo pedonali?) e poi prosegue sulla pista riservata ai ciclisti; oppure attraversa a sinistra senza strisce pedonali che gli diano almeno la parvenza di essere in sicurezza.
Questo è il classico esempio di come chi progetta non collaudi quel che ha disegnato (o di come chi progetta sia un emerito incapace, fate voi). Una semplice intersezione diventa causa di pericolo e di conflittualità.

via orteglia ospedale pavia

Superato (da vivi) l’incrocio, ci immettiamo in una pista ciclabile; il cartello ci dice che è un percorso riservato ai ciclisti. La segnaletica orizzontale è scarsa e scarsamente visibile; dovrebbe essere una pista bidirezionale, ma ragioniamo per ipotesi. Un bel cumulo di lamiere dovrebbe proteggere i ciclisti, ma rende la strada pericolosa in caso di impatti ad alta velocità (a noi interessa la sicurezza di tutti; avete idea di quanti motociclisti rimangono paralizzati o vengono uccisi dall’impatto con il guardrail? Leggete qui se vi interessa); in quel tratto di strada una barriere di contenimento non serve, basta un elemento di separazione: una siepe o una staccionata in legno qui sarebbero più adeguate ed esteticamente più gradevoli…

ravizza_11

piste ciclabili pavia

Il guardrail, come è ovvio in questo guazzabuglio di illogicità, incompetenza e confusione, non si interrompe in prossimità delle intersezioni. Risultato? Chi deve raggiungere le vie laterali non usa il percorso ciclabile.

ciclabile pavia

ciclabile pavia carrefour

Tra un mal di pancia e l’altro, pedalando tra l’incuria di chi dovrebbe tener pulite le strade e l’inciviltà di chi non dovrebbe sporcare le strade (la sporcizia della ciclabile non è notizia nuova: leggi qui), arriviamo al termine di questo percorso ciclabile in prossimità di Via Cassani; la fine (e l’inizio, per chi parte da qui), come spesso succede da queste parti, non è segnalata da alcun cartello; la ciclabile sfuma nel nulla (perchè non porta al Centro Commerciale o ai vari negozi della zona?).
Non aggiungiamo molto altro, le foto ci sembrano esplicative, molto più di mille parole. Un paio di riflessioni però nascono spontanee: come si fa a progettare opere di questo tipo? A cosa serve un percorso ciclabile che non porta da nessuna parte, che non solo non aumenta la sicurezza di chi è in strada, ma addirittura rende il tratto più pericoloso?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: