#salvaiciclisti pavia

Pavia a misura di bicicletta
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Le strade tra Pavia e i paesi vicini

Molte persone, per motivi di lavoro o di studio, si spostano verso e da Pavia tutti i giorni. Quasi tutti i pendolari si muovono in treno, col bus, con auto e moto private; pochi, pochissimi usano la bicicletta come mezzo di trasporto principale per gli spostamenti da e verso Pavia. Perchè si fa un così scarso uso della bici?
Eliminiamo subito dal nostro discorso tutti i pendolari che abitano a più di 10 km di distanza dal centro di Pavia, per i quali l’uso della bicicletta potrebbe risultare difficoltoso per motivi intuibili (lungo tempo di percorrenza, mancanza di doccia e spogliatoio sul luogo di lavoro, etc.) e concentriamoci invece su quelli che abitano nei paesi più vicini a Pavia, se non addirittura confinanti: per arrivare in Piazza della Vittoria da Borgarello, da Certosa di Pavia, da Cava Manara, da Torre d’Isola, da Albuzzano, da San Genesio ed Uniti, da Lardirago, per citarne alcuni, si devono percorrere meno di dieci chilometri (poco più di una mezz’oretta di bici per le città più lontane, un quarto d’ora soltanto per le più vicine); perché queste persone non usano la bicicletta per spostarsi da e verso Pavia? Qualcuno sarà pigro, a qualcun altro la bici non piacerà, qualcun altro ancora non la saprà usare o avrà timore del freddo e della pioggia; vero per molti, ma se per molti altri, invece, il problema principale fosse che non ci sono le condizioni di sicurezza per muoversi in bicicletta lungo le strade che portano da e verso Pavia? Raccogliendo pareri di diversi pendolari, pare proprio che sia così: la pericolosità dei tratti stradali extraurbani costringe tanti lavoratori e studenti a lasciare a casa la bicicletta, perché la paura (e la probabilità …) di finire in ospedale a causa di un incidente è alta. Il problema va risolto ragionando di concerto con le diverse realtà comunali coinvolte e pianificando la messa in sicurezza delle strade; in molti casi non servono investimenti milionari, ma pochi lavori fatti con logica e senso pratico. Pensate a quanti benefici porterebbe la risoluzione di questo problema: traffico più fluido, strade, parcheggi e marciapiedi meno intasati, livelli di smog più contenuti, minor numero di incidenti e minor spesa sanitaria; dobbiamo continuare?

Proviamo ora a dare uno sguardo alla situazione di alcuni collegamenti tra Pavia ed alcune città vicine riportando la testimonianza di alcuni che vorrebbero salvare i ciclisti.

Alessandro sul collegamento con San Martino Siccomario (dal Gruppo FB #Salvaiciclisti Pavia)
“Il paese dista appena 3 km dal centro di Pavia ma risulta pericolosissimo raggiungere la città a causa della totale assenza di un “corridoio ciclabile” lungo il tratto di statale che collega Pavia e San Martino (il tratto dove c’è il campo nomadi, per intenderci). Tempo fa segnalai il problema al Sindaco di Pavia (in quanto il tratto interessato rientra interamente nel comune di Pavia) il quale mi rispose che era stato effettuato uno studio di fattibilità di una pista ciclabile tra Pavia e San Martino che prevedeva una spesa di 600.000 euro, spesa al momento non sostenibile dal Comune di Pavia a causa anche del patto di stabilità che impedisce ai comuni di spendere denaro. Io gli risposi che mi sembrava esagerato attendere di avere 600.000 euro per fare una “ciclabile di lusso” e che per il momento mi pareva interessante e intelligente intervenire anche solo disegnando un corridoio ciclabile con una striscia gialla sul lato destro della strada in direzione Pavia, lungo il quale le bici potessero andare nelle due direzioni senza dovere attraversare la strada o percorrerla contromano. In quel tratto la strada è larga abbastanza per permetterlo (la carreggiata è larga una macchina e mezza, per cui di fatto le macchine rimangono sempre incolonnate lungo un’unica fila); si tratterebbe solo di tappare le voragini che si sono aperte a lato della strada per mettere in sicurezza il percorso. Questo non creerebbe la stessa garanzia di sicurezza ai ciclisti che deriverebbe da una pista ciclabile separata dalla strada, ma sarebbe comunque un passo in avanti e comunque sempre meglio che lasciare la situazione così come è adesso… in attesa di un evento funesto facilmente prevedibile! Del resto, aspettando che il Comune riesca a trovare i soldi per realizzare la pista ciclabile, molti ciclisti percorrono quel tratto di strada tutti i giorni senza alcuna sicurezza; il Comune e la Provincia si prendono la responsabilità di continuare a lasciare le cose in questo stato?! Aggiungo per finire che sono a conoscenza di parecchie persone che a San Martino sarebbero disposte ad andare in bici a Pavia (10-15 minuti e si è al Demetrio!) ma che non lo fanno a causa della pericolosità di quei 200 m di strada statale; ahimè, i mezzi pubblici ormai non sono più una valida alternativa (anche per il prezzo del biglietto arrivato a 1.70 euro!) per arrivare in città a causa della riduzione delle corse e del peggioramento del servizio; ed ecco così che si arriva ad un maggiore utilizzo dell’automobile da parte degli abitanti del Siccomario”.

Franco sul collegamento con San Martino Siccomario (dalla Provincia Pavese)
“Ho letto qualche settimana fa sulle pagine della Provincia Pavese di un accorato appello del presidente del Comitato genitori scuole Siccomario che evidenzia l’annoso problema irrisolto del collegamento ciclo-pedonale Pavia-Siccomario. Come ebbi già evidenziato in una mia lettera di alcuni mesi fa in questa stessa pagina, con il titolo “Pista ciclabile salva-vita”, il problema appare sempre più evidente e merita una attenzione particolare da parte di chi governa questo territorio. Plaudo all’interessamento del Comune di San Martino che, oltrepassando i limiti delle sue competenze, intende realizzare un ponte accessorio per una futura pista ciclo-pedonale che il Comune di Pavia dovrebbe realizzare (peraltro non ancora progettato), ma questo non risolve nell’immediato il problema nel tratto di strada che va dall’immissione nell’ex-statale 35 all’ex-dazio di Pavia. Nel periodo di recessione in cui si trova la nostra nazione e in particolar modo per le ristrettezze a cui i Comuni devono far fronte, auspico che i fondi destinati a opere pubbliche debbano essere destinati ad emergenze concrete, come in questo caso particolare. Ritengo che i Comuni di San Martino, Pavia, Travacò debbano trovare un accordo per mettere in sicurezza il tratto di strada a lato dell’ex-statale 35 e destinare a quest’opera i fondi necessari per una rapida soluzione del problema. Le piste ciclo-pedonali realizzate a scopo ludico per ora possono per ora attendere tempi migliori”.

Stefano sul collegamento con Albuzzano (dal Gruppo FB #Salvaiciclisti Pavia)
“Questo tratto di strada è veramente vergognoso, non è mai stato fatto niente per sistemarlo. Non si chiede chissà cosa, ma almeno di allargare leggermente la carreggiata. Io quando vado a lavoro ad Albuzzano solitamente ci vado in scooter o in auto; mi piacerebbe tanto andare a lavoro in bici ma è veramente troppo rischioso; è già rischioso in auto, figurarsi in bici; d’inverno, con scarsa visibilità, ho perso il conto di quante auto ho visto rovesciate nei fossi di lato alla strada.
Si dovrebbe mettere mano al tratto di Viale Lodi che porta fino alla Riso Scotti (molti operai di Pavia potrebbero raggiungere in tutta sicurezza il posto di lavoro) ed eventualmente il seguente tratto della SP235 che porta fino alla Fedegari. Soprattutto quest’ultimo è veramente stretto; calcolando che viene percorso anche da svariati mezzi pesanti, risulta pericoloso in macchina, figuriamoci in bici!
Cosa fare? Allora… a mio modo di vedere, in primis andrebbe completata la ciclabile di Viale Lodi fino alla Riso Scotti. Così facendo si darebbe la possibilità a molti lavoratori di raggiungere il posto di lavoro in sicurezza. Proseguendo poi sulla SP235, sinceramente non c’è un punto preciso più pericoloso di altri dove intervenire. Fino ad Albuzzano (che è il tratto che conosco io) la strada è troppo stretta e soprattutto c’è un forte passaggio di mezzi pesanti. Se procedo in bicicletta, i mezzi che sopraggiungono alle mie spalle faticano (oppure non riescono proprio) a superarmi agevolmente se dalla parte opposta arriva un camion o un furgone; devono rallentare dai 90 km/h ai 15-20 km/h della bici fino a che dalla parte opposta non arriva nessuno. Quindi è estremamente pericolosa,perchè molte volte il ciclista viene visto all’ultimo secondo e viene evitato per questione di centimetri (immaginate lo spostamento d’aria provocato da un camion quando vi passa accanto…). Altro problema (sempre a causa del fatto che la strada è stretta) è che manca la banchina, la carreggiata finisce sulla linea bianca, oltre c’è subito erba e poi fossi o campagna. E’ un tratto di strada pericoloso, va allargato e va costruita una pista ciclabile.
La cosa sconcertante è che non si sia mai fatto niente per migliorare questa strada, sebbene sia molto trafficata (unisce Pavia a S. Angelo Lodigiano e poi a Lodi) e sebbene nei pressi di Albuzzano vi sia una grande zona industriale e una fabbrica di una certa importanza come la Fedegari. Lo sanno anche i sassi che è una strada pericolosa…”.

Simone sul collegamento con Certosa di Pavia (dal Gruppo FB #Salvaiciclisti Pavia)
“Sarebbe anche interessante illuminare la prima parte dell’alzaia subito dopo lo stadio per rendere fruibile anche la sera la ciclabile lungo il Naviglio, almeno nel tratto fino a Certosa, in cui l’unico punto illuminato è in prossimità del ponte al Cassinino”. Già, aggiungiamo noi, perché non ha senso realizzare una (comoda!) pista ciclabile senza illuminazione; da ottobre a marzo è come non averla.

Da queste testimonianze e dai sopralluoghi che abbiamo fatto, risulta evidente che importanti collegamenti con le città vicine sono pensati e realizzati solo per le automobili; noi ci auguriamo si possa presto aprire un tavolo di discussione con le amministrazioni e con i cittadini per riprogettare la mobilità secondo modelli più orientati a favorire l’uso della bicicletta. In attesa che questo tavolo venga aperto, alcuni interventi a basso costo possono già essere messi in atto; li attendiamo con fiducia.

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